Fotografie mancate/ 23

La fronte corrugata, lo sguardo commosso e intento di una ragazza bruna con la sciarpa rosa che, su un metrò affollatissimo, legge Una giornata di Ivan Denisovič .

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Le tagliatelle della signora Ph(i)Nko - #Qfwfq.

Si stava così bene tutti insieme, così bene che qualcosa di straordinario doveva pur accadere. Bastò che a un certo punto lei dicesse: – Ragazzi, avessi un po’ di spazio, come mi piacerebbe farvi le tagliatelle! E in quel momento tutti pensammo allo spazio che avrebbero occupato le tonde braccia di lei muovendosi avanti e indietro con il mattarello sulla sfoglia di pasta, il petto di lei calando sul gran mucchio di farina e uova che ingombrava il largo tagliere mentre le sue braccia impastavano impastavano, bianche e unte d’olio fin sopra al gomito; pensammo allo spazio che avrebbero occupato la farina, e il grano per fare la farina, e i campi per coltivare il grano, e le montagne da cui scendeva l’acqua per irrigare i campi, e i pascoli per le mandrie di vitelli che avrebbero dato la carne per il sugo; allo spazio che ci sarebbe voluto perché il sole arrivasse con i suoi raggi a maturare il grano; allo spazio perché dalle nubi di gas stellari il Sole si condensasse e bruciasse; alle quantità di stelle e galassie e ammssi galattici in fuga nello spazio che ci sarebbero volute per tener sospesa ogni galassia ogni nebula ogni sole ogni pianeta, e nello stesso tempo del pensarlo questo spazio inarrestabilmente si formava, nello stesso tempo in cui la signora Ph(i)Nko pronunciava quelle parole: – … le tagliatelle, ve’, ragazzi! – il punto che conteneva lei e noi tutti s’espandeva in una raggera di distanze d’anni-luce e secoli-luce e miliardi di millenni-luce, e noi sbattuti ai quattro angoli dell’universo, e lei dissolta in non so quale specie d’energia luce calore, lei signora Ph(i)Nko, quella che in mezzo al chiuso nostro mondo meschino era stata capace d’uno slancio generoso, il primo, "Ragazzi, che tagliatelle vi farei mangiare!", un vero slancio d’amore generale, dando inizio nello stesso momento al concetto di spazio, e allo spazio propriamente detto, e al tempo, e alla gravitazione universale, e all’universo gravitante, rendendo possibili miliardi di miliardi di soli, e di pianeti, e di campi di grano, e di signore Ph(i)Nko, sparse per i continenti dei pianeti che impastano con le braccia unte e generose infarinate, e lei da quel momento perduta, e noi a rimpiangerla.

 

Ho sempre amato Calvino: algido nella scrittura e visionario nella sostanza. Lo si può immaginare con un lieve sorriso sul volto mentre combina la sua strana alchimia.

 

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Maestri difficili, allievi complessi

«I am opposed to you in many and important matters, often struggle secretly against you, and have the feeling that perhaps you don't completely reject me, but rather somewhat disapprove of me.... Much of the best that I have, I have through you. But that which I have now become -- and that is now the other side of the coin -- for many years I have become in battle against you, or perhaps better, against the Wilamowitz in me. Had I not earlier been so attached to you, the detachment would not have been so painful» (Paul Friedländer a Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff, 1921, traduzione inglese della lettera 75)

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Fotografie mancate/ arretrati

22.

Piazza Duomo, tarda primavera. Le due grandi piante collocate in corrispondenza dell'abside sono in rigogliosa fioritura.

Un giovane uomo azzimato si avvicina a grandi passi. È già abbronzato, ha un buon taglio di capelli, porta due o tre borse di negozi molto alla moda. È completamente solo.

Con passo elastico entra nell'aiuola, con la mano libera prende uno dei rami più bassi e, con movimento fluido, infila il naso dentro uno dei fiori.

 

23.

Milano, una domenica mattina piena di sole.

Il Vecchio Signore, sul suo mezzo a ruote, viene superato a destra da un giovane padre che spinge distrattamente un passeggino con un bambino biondo e bellissimo.

I due passeggeri si scambiano un rapido sguardo sorridente, carico di mutua comprensione e solidarietà.

 

24.

Milano, una banchina della metropolitana. Uno schermo diffonde una musica assordante e ben ritmata.

Due ragazze di colore, procacissime e vestite in colori vivaci, incedono lungo la banchina a passo di danza, in perfetta, ridente e silenziosa sincronia.

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Fotografie mancate/ 21

Metropolitana affollata, ore 8.30.

Famiglia di immigrati: lui, lei - giovanissimi - e due bimbetti. Non sono ricchi, si vede. 

Lui mi chiede informazioni sulla fermata giusta a cui scendere, in un italiano cortese e discreto.  Lei lo guarda e gli sorride, orgogliosissima.

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Fotografie mancate/ 20

Su un tram 24, verso la periferia. Primissimo pomeriggio.

Sale, un poco sbilanciata da uno zaino voluminoso, una bambina rom. Avrà dieci anni o undici anni. Porta un ordinato golfino fuchsia su cui spicca una lucida treccia di capelli neri. Forse è uscita da scuola e forse torna al campo che si trova in fondo in fondo alla lunghissima strada che, con diversi nomi, porta dal centro alla periferia.

La fotografia mancata ne coglie lo sguardo mentre si si deposita, severo, su tre sedicenni sguaiate e chiassose che riempiono di banalità il silenzio del tram.

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Aveva già capito tutto

«La vita è come una festa panegirica: alcuni ci vanno per gareggiare, altri per commercio, ma i migliori come spettatori».

(un detto di Pitagora citato da Diogene Laerzio, Vite dei filosofi 8.8.10) 

 

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E bravo il patriarca

«Lo studioso d'arte ha nella società contemporanea la funzione di un fuco, al quale è consentito di svolgere come sua attività principale ciò di cui tutti gli altri rispettati, onesti, produttivi membri della società possono godere soltanto nel loro tempo libero, e per questo viene perfino pagato.

In una società che, in virtù di una ormai compiuta secolarizzazione, fonda morale pubblica e prestigio sociale nel contrasto tra lavoro e divertimento, questa attività degna di sospetto non può certamente essere sottovalutata. Non molti hanno il coraggio di oltrepassare questa barriera e di comportarsi come il patriarca della mia disciplina, il fondatore della stilistica, Leo Spitzer, il qual un giorno, ad un amico che lo aveva trovato alla scrivania, e lo aveva salutato con le parole "Stai lavorando?", se ne uscì con la memorabile risposta: "Lavorando? Nient'affatto, mi sto divertendo!"»

(H. Robert Jauss, Apologia dell'esperienza estetica, Einaudi, Torino 1972, p. 4)

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Fotografie mancate/ 19

Lungo la fiancata destra del Duomo.

Nebbia bianca e spessa. Si vede solo la parte inferiore della chiesa.

All'improvviso compare, calando giù da una guglia altissima, un grande montacarichi giallo limone. È carico di tute blu che parlano e ridono.

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